COLLABORAZIONI TECNICHE

L’industria delle costruzioni n. 463 - Architetture in ambienti estremi
16 Novembre 2018 

Architetture in ambienti estremi, impervi per posizioni geografiche e condizioni climatiche, affascinanti ma ostili alla vita normale è una rassegna di opere insolite che, da un lato ci comunicano l'inesauribile senso di sfida dell'uomo, sempre pronto a inventare modi e strumenti per superare i limiti imposti dalla natura, dall'altro ci riportano alle visioni e alla produzione immaginifica di alcuni movimenti di avanguardia degli anni Sessanta e Settanta. Si tratta di architetture elementari e ricercate al tempo stesso che utilizzano tecnologie innovative e procedimenti costruttivi sperimentali, che devono creare ambienti accoglienti ed essere autosufficienti dal punto di vista energetico, il cui scopo è quello di consentire all'uomo di esplorare paesaggi naturali difficili e incontaminati per soddisfare il desiderio di conoscenza o per il piacere della pura contemplazione. Architetture che devono rispondere con chiarezza ed efficacia di mezzi a bisogni elementari per la sopravvivenza facendo a meno di qualsiasi sovrastruttura, esito di un processo progettuale controllato in tutte le fasi, dall'ideazione alla realizzazione dei componenti base, al cantiere. Macchine fantascientifiche per esplorazioni ambientali o piccoli rifugi calati in panorami mozzafiato che esibiscono con forza la loro differenza dall'ambiente circostante nel quale si pongono come unici punti di riferimento, luoghi da cui osservare i fenomeni naturali o ristorarsi dopo un faticoso cammino. L'architettura alla ricerca di nuovi spazi d'azione sarà presto coinvolta anche nella progettazione di stazioni spaziali in ambienti diversi da quello terrestre, come si evince dall’intervista di Giuseppe Saponaro a Franco Fenoglio di Thales Alenia Space, ribadendo con forza il suo ruolo primario come mezzo fondamentale per stabilire un rapporto significativo tra l'uomo e l’ambiente. Una conquista che può sembrare paradossale se paragonata alla condizione di marginalità in cui è costretta la disciplina in un paese come l'Italia dove la battuta di arresto delle attività di trasformazione del territorio di questi ultimi anni sta avendo gravi ripercussioni per lo sviluppo a tutti i livelli: culturale, sociale, economico, occupazionale. Una condizione di grave sofferenza e degrado che è stata bene evidenziata dal Presidente dell'ANCE Gabriele Buia nella relazione annuale all’Assemblea dell'Associazione del 18 ottobre scorso, di cui è stata riportata una sintesi nelle pagine di questo numero.