COLLABORAZIONI TECNICHE

L’industria delle costruzioni n. 471 – Architettura in Cina: nuove tendenze
28 Febbraio 2020 

È nota a tutti la portata del fenomeno di crescita urbana che sta investendo la Cina con una accelerazione che in soli vent’anni ha permesso di costruire quello che in Europa è stato fatto nell’arco di un secolo. Un fenomeno con le sue criticità, dovute alla scarsa qualità edilizia e urbana e alle conseguenze a livello ambientale, ma anche con  lati positivi come avere offerto l’ opportunità di una grande libertà espressiva e di significative sperimentazioni architettoniche sia a livello dei linguaggi che dell’innovazione costruttiva.  Ad oggi, per diverse ragioni, questo clima di grande euforia sembra stia iniziando a cambiare, dando spazio a nuovi indirizzi culturali e tendenze architettoniche.

I testi e le opere raccolte in questo numero intendono documentare questo nuovo corso, forse ancora poco manifesto, dell’architettura in Cina, ponendo a confronto l’operato di studi internazionali, sia stranieri come i noti Zaha Hadid e MVRDV, che cinesi come Vector Architects e MAD Architects, con quello di studi cinesi attivi principalmente in patria, portatori di una nuova sensibilità e approccio al progetto e alla trasformazione del territorio. Si tratta di un gruppo sempre più numeroso di architetti che, coniugando la lezione del Moderno, appresa soprattutto dall’Occidente, con una coscienza ecologica, riscopre elementi, forme, materiali e sistemi costruttivi locali per declinarli in un linguaggio misurato, essenziale, basato sulla tettonica e le relazioni con il contesto e che, attraverso il progetto, esplora i significati più autentici del mestiere di architetto, inteso come portatore di valori culturali e simbolici legati al rapporto tra l’uomo e il proprio ambiente. La maggior parte di questi architetti, come ad esempio Amateur Architecture Studio, TAO, Cui Kai, Rural Urban Framework, non opera nelle grandi città ma in aree più esterne, ancora rurali e nei villaggi dove non si adotta il principio della tabula rasa ma ci si pone il problema di come operare in continuità con l’esistente.