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COLLABORAZIONI TECNICHE

L’industria delle costruzioni n.469 - Architettura come archeologia del territorio
20 Novembre 2019 
Uno dei problemi della cultura architettonica contemporanea o post moderna, per dirla con Lyotard, è costituito dalla perdita di principi o regole prestabilite come riferimento per la costruzione del progetto.
 
Il progettista si trova nella condizione di dover riscrivere il proprio sistema di regole di volta in volta, considerando l’architettura come attività ermeneutica fondata sui concetti dell’appartenenza e del dialogo.
 
Il progetto di architettura può esser quindi inteso come un “racconto” che si aggiunge ai molti altri già presenti nell’ambiente costruito dall’uomo a partire da un “testo” preesistente, ovvero il contesto fisico con le sue componenti geografiche, naturali e antropiche.
 
Il contesto o “luogo” rappresenta allora il campo della compresenza e relativizzazione di spazio e di tempo da cui prende avvio l’azione progettuale; il complesso sistema di tracce delle culture insediative preesistenti, dei segni tangibili delle modificazioni nel tempo costituiscono la materia sui cui opera, attraverso un’azione interpretativa, il progettista, rivelando orizzonti di senso prima sconosciuti.
 
L’azione che egli compie è in senso metaforico analoga a quella eseguita dall’archeologo che, mediante lo scavo sul terreno, la ricognizione di superficie, lo studio delle testimonianze materiali e immateriali riporta alla luce storie dimenticate.
 
Da qui il titolo di questo numero della rivista “Architettura come archeologia del territorio” che presenta una selezione di opere di architetti appartenenti a scuole, portoghesi, spagnole e messicane, la cui ricerca pone le basi proprio sul processo ideativo inteso come esplorazione dei forti legami dell’architettura con il paesaggio urbano e ambientale.
 
Ma non solo, le architetture che queste scuole producono sono loro stesse concepite come “campi archeologici”, sistemi aperti, suscettibili di nuove interpretazioni, in aggiunta al complesso palinsesto territoriale esistente.
 
Divengono “luoghi di esperienza” che si sottraggono a una più facile e ostentata iconografia di impatto per richiedere un’azione di scoperta e di interpretazione da parte del fruitore.
 
Monomatericità, solidità, composizione per parti, relazioni interno- esterno, valore assegnato al tema della luce naturale e ai legami con l’ambiente naturale o artificiale circostante sono alcune delle caratteristiche che accomunano le opere presentate, tutte contraddistinte da una forte carica poetica ed evocativa, ottenuta attraverso l’uso di un numero estremamente ridotto di elementi formali.